// //

Rassegna stampa formazione e catechesi

Madre della Chiesa

maria madre chiesadi CORRADO MAGGIONI

Figlia o madre della Chiesa? Attorno a questo apparente dilemma si declina il mistico vincolo tra Maria e la Chiesa, in Cristo. Mistico, poiché come in altri misteri della fede anche qui vale la congiunzione et . È la luce cristologica a spiegare ciò che è naturalmente disgiunto. I legami tra Maria e Chiesa si comprendono se ammirati da prospettive diverse. Anche di Cristo Maria è figlia e madre, come canta Dante Alighieri coniugando gli ossimori «Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura» (cfr. Paradiso 33, 1-21). Analogamente, possiamo chiamare anche Maria “figlia della tua figlia”, ossia della Chiesa.
Se il legame filiale con Maria fu sentito dai fedeli delle prime generazioni cristiane, la memoria liturgica della sua maternità ecclesiale è maturata in anni recenti, fino alla sua iscrizione nel Calendario romano generale il lunedì dopo Pentecoste, disposta da Papa Francesco con decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti dell’11 febbraio 2018 pubblicato sull’Osservatore Romano del 4 marzo 2018. Il decreto sintetizza il motivo e il cammino della ricezione nella lex orandi della maternità spirituale di Maria, che non è accento devozionale ma realtà che permea la vita della Madre del Signore e la sua missione nell’economia salvifica (cfr. Lumen gentium 62); lo esprime il prefazio della messa de Maria ecclesiae matre che, alla luce delle letture bibliche, la ricorda nell’Annunciazione, sotto la croce, a Pentecoste e nella condizione di assunta al cielo che accompagna con materno amore il pellegrinaggio della Chiesa. Non è dunque un’ulteriore celebrazione di devozione, quanto commemorativa della presenza materna di Maria nella vita della Chiesa. Le ultime volontà di Cristo in croce sono esplicite: «Ecco il tuo figlio, ecco tua madre» ( Giovanni 19, 25-27). Nel discepolo amato si riconoscono tutti i possibili discepoli di Gesù, chiamati dal maestro a diventare eredi del suo amore verso la sua stessa madre. È dottrina antica, attestata dal S a c ra m e n tarium Veronense nel prefazio per la festa di san Giovanni evangelista: et eum in cruce Dominus constitutus vicarium sui matri virgini filium subrogaret (n. 1276). Del resto, secondo Giovanni 19, 2534, la morte di Gesù coincide con la nascita della Chiesa: dopo la consegna della madre al discepolo e di questi alla madre, Gesù «consegna lo spirito» in vista di generare la Chiesa: infatti, «dal fianco di Cristo addormentato sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa» ( Sacrosanctum concilium, 5). Ciò che Cristo esplicita nell’ora della croce, era adombrato nell’ora del suo concepimento dalla Vergine, colma di Spirito santo. Fu sant’Agostino a intuire che il grembo della Vergine fu principio di germe ecclesiale, «perché ha cooperato con la sua carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa, i quali di quel capo sono le membra» ( De sancta virginitate , 6: cfr. Lumen gentium 53). Anche Atti degli apostoli 1, 24 aggiunge un tassello: nell’ora della Pentecoste, Maria era maternamente presente nella comunità apostolica, immagine dell’ ekklesìa di ogni tempo e luogo. Sapendo di poter contare come sulla propria madre, i fedeli hanno sempre invocato Maria nelle prove, come attestano suppliche, inni e la nota iconografia della mater misericordiae che dà rifugio sotto il suo manto al popolo di Dio (come nell’affresco di Santa Maria Maggiore ad Assisi, del 1380, o in quello del Sacro Speco di Subiaco), talvolta raffigurata con la mandorla del Bambino sul grembo, coniugando la maternità divina con quella ecclesiale (per esempio, nel dipinto di Giovanni Antonio da Pesaro, del 1462). In scrittori ecclesiastici è rinvenibile anche l’appellativo mater ecclesiae , conosciuto esplicitamente dal magistero di Benedetto XIV (cfr. la bolla Gloriosae Dominae , 27 settembre 1748) e Leone XIII (cfr. Adiutricem populi Christiani , in «Acta Sanctae Sedis» 36, 1895-1896, p. 130). Se il contenuto del titolo è fondato nel Vangelo, il suo riconoscimento fu sancito da Paolo VI il 21 novembre 1964. Il Vaticano II aveva evidenziato il nesso tra Maria e Chiesa nei termini imago, typus, exemplar (cfr. Sacrosanctum concilium 103; Lumen gentium 53, 60-65), senza tuttavia riconoscerle quello di mater ecclesiae , pur attestando che «la Chiesa cattolica la venera con affetto filiale come madre amatissima» ( Lumen gentium 53; cfr. 61). Il titolo mater ecclesiae fu oggetto di discussioni prima e durante il concilio; contro il parere della commissione dottrinale, Paolo VI , confortato dalle tante petizioni di vescovi, decise di proseguire nel suo proposito «e diede ordine al sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Dell’Acqua, di far preparare la dichiarazione di Maria Madre della Chiesa da inserire nel suo discorso in Concilio», come scrive Vincenzo Carbone. Così, nel promulgare la Lumen gentium a chiusura della terza sessione del Vaticano II, per soddisfare un auspicio che, da lui stesso accennato al termine della precedente sessione, moltissimi padri avevano fatto proprio, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima» («Acta Apostolicae Sedis» 56, 1964, p. 1015). Come a Efeso il titolo di theotòkos aveva illuminato il mistero di Cristo, così nel Vaticano II quello di mater ecclesiae rischiarava il mistero della Chiesa, in Cristo. Alla dichiarazione, Paolo VI faceva seguire queste parole: «Vogliamo che con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Madre di Dio venga ancor più onorata e invocata da tutto il popolo cristiano». Un primo segno fu l’uso di ecclesiae mater nell’eucologia del Missale Romanum (1970), nella post communionem della solennità della Madre di Dio; altro segno fu la locuzione mater beata ecclesiae nella nuova dossologia dell’inno delle Laudes dell’8 settembre nella Liturgia horarum (1971). In risposta a richieste, fu concessa una messa votiva della Madre della Chiesa all’ordine dei Servi di Maria nel 1966, poi rivista nel Proprio dell’ordine del 1971; altra messa fu concessa alle diocesi della Polonia nel 1971 per celebrare la festa della Madre della Chiesa il lunedì di Pentecoste. Sulla base di queste due messe, con proprie letture, la Sacra Congregazione per il culto divino compose una messa votiva de sancta Maria ecclesiae matre, diffusa per l’anno santo del 1975 (cfr. «Notitiae» 9, 1973, pp. 382-383). Questa messa indicava varie letture: Genesi 3, 9-15.20 ( mater viventium ); Salmi 86, 17; Atti degli apostoli 1, 12-14 ( erant perseverantes in oratione cum Maria, matre Iesu ); due canti al vangelo, tra cui (dalla tradizione liturgica dei Servi di Maria) O felix Virgo ; tre vangeli: Luca 1, 26-38 ( Filius altissimi vocabitur et regnabit in domo Iacob in aeternum ), Giovanni 2, 1-11 ( Erat mater Iesu ibi. Et crediderunt in eum discipuli eius ); Giovanni 19, 25-34 oppure 25-27 ( Ecce filius tuus. Ecce mater tua ). Vi era pure un prefazio proprio, citato da Paolo VI alla nota 6 del proemio della Marialis cultus (2 febbraio 1974). Questa messa entrò tra le votive nell’ editio altera del Missale Romanum (1975); per essa, nell’ Ordo lectionum missae (1981), al n. 1002, si indicavano testi del Comune della Beata Vergine Maria (rispetto al 1973, diversi per il salmo responsoriale, l’alleluia e il vangelo): Genesi 3, 9-15.20 o Atti degli apostoli 1, 12-14; Giuditta 13, 18-19; Giovanni 19, 25-27. Giovanni Paolo II diede facoltà alle conferenze episcopali di aggiungere l’invocazione Mater ecclesiae nelle Litanie lauretane (cfr. «Notitiae» 16, 1980, p. 159). Nella Collectio missarum de beata Maria Virgine (1987), tre formulari sono titolati B.M.V. Imago et Mater Ecclesiae . La celebrazione della «Madre della Chiesa» si estendeva: fu iscritta il lunedì dopo Pentecoste nei Calendari di Argentina e Mozambico; l’8 maggio nel Proprio della Sicilia; l’11 ottobre nel Proprio della basilica di San Pietro, come della famiglia monfortana. Da quest’anno, la memoria della Madre della Chiesa sarà celebrata universalmente nel rito romano il lunedì dopo Pentecoste. Il motivo del giorno è rischiarato da Atti degli apostoli 1, 14 che rammenta come la Chiesa cammini nel tempo sospinta dallo Spirito, sotto la guida materna di Maria. I testi per la celebrazione, pubblicati in allegato al decreto, rimandano alla messa votiva de beata Maria ecclesiae matre del Missale Romanum , con letture proprie attinte tra quelle indicate nel 1973 (cfr. «L’Osservatore Romano» del 4 marzo 2018, pp. 4-5, e la successiva Notificazione del 24 marzo 2018, in «L’Osservatore Romano» del 28 marzo 2018, p. 7): Genesi 3, 9-15.20 ( mater omnium viventium ), in nesso tipologico con Giovanni 19, 27 ( ecce mater tua ): sotto la croce Maria diviene la nuova Eva, madre dei viventi in Cristo; in alternativa Atti degli apostoli 1, 12-14. Dopo l’eloquente canto al vangelo che coniuga i misteri della maternità di Maria: O felix Virgo, quae Dominum genuisti; o beata Mater Ecclesiae, quae in nobis foves Spiritum filii tui Iesu Christi , si ascolta la pericope di Giovanni 19, 25-34 ( ecce filius tuus, ecce mater tua ), inclusiva delle parole tradidit spiritum ed exivit sanguis et aqua , simbolo dei sacramenti della Chiesa, generata dal fianco di Cristo, nuovo Adamo, con la cooperazione della nuova madre dei viventi. Per l’ufficio divino, gli inni ad officium lectionis e ad laudes matutinas sono attinti dalla Liturgia horarum ( Sanctae Mariae in sabbato : sono la versione latina della orazione alla Vergine di Dante), con la strofa dossologica dell’inno delle lodi dell’8 settembre, il cui ultimo verso recita: mater beata ecclesiae . Come inno ad vesperas è indicata una composizione del secolo XV che inizia col verso Virgo, mater ecclesiae (cfr. Analecta hymnica, 23, 57, n. 82), conclusa dalla strofa dossologica citata,o in alternativa l’ Ave maris stella . La lectio altera offre un passo del discorso di Paolo VI per la proclamazione della Madre della Chiesa («Acta Apostolicae Sedis» 56, 1964, pp. 10151016), seguito dal Responsorium di nuova composizione, ispirato a Luca 1, 35, in cui si coniuga, in virtù del medesimo Spirito, la maternità divina ed ecclesiale di Maria: Spíritus Sanctus supervénit in Maríam: * Virtus Altíssimi obumbrávit eam. Iterum eam passiónis Fílii sui sóciam, ut redemptórum Matrem replévit: * Virtus Altíssimi . Infine, agli Atti degli apostoli 1, 14 attinge l’antifona ad Benedictus ,e a Giovanni 19, 26-27 quella ad Magnificat . Se la maternità ecclesiale di Maria è un motivo che affiora appena nella bimillenaria tradizione della lex orandi della Chiesa, la nuova memoria le dà il meritato valore.

© Osservatore Romano - 18 maggio 2018


Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn